Ohhh on tour Amsterdam: Sisters are doin’ it for themselves

Questa volta il mio viaggio di lavoro mi ha portata in Olanda. Avevo in mente di farne di ogni: coffe shop, peep show, tatuaggi, ecc… e invece, siccome i viaggi di lavoro a fine anno sono davvero una punizione più che un’occasione piacevole di studio, networking e gozzoviglia, sono stata quasi sempre a casa. Per di più sobria e a lavorare. Fate pure partire il coro di buuu, me lo merito.

Ero in una casa bellina da matti, con un divano comodissimo che davvero per me sola era sprecato (se volete andare a pomiciare su un divano a Utrecht come se aveste 16 anni scrivetemi tramite Ohhh che vi do l’indirizzo Airbnb, giuro, fotonico).
Ma potevo perdere l’occasione di andare a fare un giro nel quartiere a luci rosse di Amsterdam? Certo che no. E così, l’unica sera di pioggia della settimana che ho passato in Olanda, ho preso un trenino che in 25 minuti mi ha portata dalla bellissima e sonnacchiosa Utrecht a quel pozzo delle meraviglie che è Amsterdam.

Tra le mie città preferite al mondo, Amsterdam offre tutto. Davvero, tutto. Volete fare una vacanza di famiglia, magari dormendo in una housebot parcheggiata su Prinsengracht? Nessun problema. Volete provare un tot di funghi allucinogeni dai nomi assurdi? Quanti ne volete! Volete andare a vedere musei bellissimi e girare in bicicletta, fermandovi ogni tanto a fare il pieno di frittelline? Non avete che l’imbarazzo della scelta. Volete provare l’ebrezza dell’electrosex (scariche elettriche nelle parti intime)? Non dovrete andare molto lontano.
[Francesca, se vuoi andare ancora meno lontano, noi abbiamo i Mystim ;-). Elena]

Il mio piano iniziale era andare a vedere un live show: nella mia provinciale ingenuità pensavo fosse una cosa elegantona, stile Crazy Horse, e invece no.
Sesso!
Live!
Ecco, confesso che non me la sono sentita: di fronte all’ingresso del Bananenbar mi sono sentita in imbarazzo, troppo sola, troppo geek e troppo sobria per entrare da sola in un posto in cui la gente fa sesso dal vivo sul palco.

Così ho bighellonato un po’, tra ragazze in vetrina e ragazzi italiani spaesati (lo so raga, tutta ‘sta figa insieme, soprattutto a noi bigotti dà alla testa, ma fatevene una ragione e non fate quelle facce da pesci lessi, suvvia!) e alla fine mi sono trovata di fronte a Red Light Secrets, il Museo della Prostituzione. Bello, interessante, istruttivo e tenuto proprio bene (non come i Priapi di legno impolverati del museo di Parigi).

Ho imparato

Tante cose! Ne riporto un po’ sparse, quelle che mi hanno davvero colpita.

  • La prima citazione della prostituzione è nel libro della Genesi: Giuda, il nipote di Abramo, paga una donna per avere una relazione, salvo voi scoprire che si tratta di sua nuora, Tamar. Parte la musica da telenovela messicana.
    Capito perché si dice che sia il mestiere più antico del mondo? Più indietro dell’Antico Testamento credo che in Occidente non si possa andare 😉
  • La prostituzione è legale e fortemente regolamentata ad Amsterdam: chiunque sopra i 21 anni può decidere di intraprendere questa carriera, è sufficiente iscriversi alla Camera di Commercio, affittare una vetrina, pagare le tasse come freelance e seguire le regole contenute nell’ordinanza comunale che si occupa della materia.
  • Le prostitute di Amsterdam hanno una newsletter (chissà se è bella come quella di Ohhh, indagherò), un sito con tutte le informazioni che servono per portare avanti il proprio business in sicurezza e un sindacato. Hanno anche un manifesto.

amsterdam-manifesto

  • Affittare una delle finestre costa 150 euro per turno. Non vengono date nuove licenze, quindi si tratta di subaffitto. Questo articolo di Felicia Anna, una prostituta rumena con un blog esaustivo sul tema, spiega come iniziare. Le luci rosse te le devi comprare tu.
  • Le prostitute possono anche decidere di lavorare a casa! Quindi casa+bottega anche per le amiche di Amsterdam. Oppure possono essere impiegate in uno dei 15 bordelli legali o come escort. Insomma, qui lo smart working lo hanno applicato già da un po’, altro che le politiche per l’occupazione in Italia…
  • Il prezzo medio delle prestazioni è circa 50 euro per incontri della durata di 6-15 minuti. Questa cosa mi ha rattristata molto, per le prostitute e per i clienti. Per le prostitute perché devono davvero fare grandi numeri per portare a casa la pagnotta, per i clienti, perché, dai, 6 minuti?

Mi sono stupita

  • All’interno del museo c’è una finestra dove le visitatrici possono esporsi per qualche minuto per provare l’ebrezza del fare la ragazza in vetrina. Mentre io ero in visita, c’era un gruppo di ragazze argentine, direi 30-35enni, che sono state parecchio a decidere come acchitarsi (ci sono dei prompt tipo photo booth delle feste) e che una volta soddisfatte del proprio look si sono messe in vetrina ad adescare i passanti. Mi hanno messa di buon umore, sembrava si divertissero proprio. Quando sono uscita ho pensato che avrei voluto farlo anche io, ma la mia torinesità me lo ha impedito: che viva anche in me una piccola e ciarliera esibizionista? La prossima volta ci provo e poi vi dico…
  • Non ci sono uomini in vetrina, gigolo, solo transgender, visitati per lo più da uomini. Questa cosa mi pare alquanto discriminatoria, soprattutto in un paese come l’Olanda. Da approfondire.

Mi sono rincuorata

  • C’è un futuro anche per le prostitute anziane! Molte si riciclano come dominatrici per giochi sado-maso. Questa cosa mi pare molto bella, un sistema che è in grado di prendersi cura anche dei propri anziani mi sembra sempre molto civile.
  • Ci sono i poliziotti che controllano che i passanti non facciano foto alle ragazze: anche questa cosa mi è sembrata molto civile, queste ragazze lavorano con il proprio corpo in vetrina, fare le foto con il cellulare di nascosto equivale a rubare.

amsterdam-comandamenti

Food for thoughts

Alla fine della visita c’è una stanza con le confessioni degli avventori: alcune sono davvero ridicole, con racconti di aneddoti comici legati alla propria vita sessuale. Altre sono molto dolorose da leggere e raccontano un sesso triste e violento. Il Museo della Prostituzione e tutte le altre iniziative che la gente si inventa per promuovere un’idea bella, divertente e sana del sesso secondo me vanno supportate per fare in modo che sul muro ci siano sempre più foglietti con il primo tipo di racconto.

Prostitutes say...
Definizioni?
Il muro delle confessioni erotiche

Il museo è piccolo, la visita dura circa 40 minuti, l’ingresso economico (10 euro o giù di lì), l’installazione fatta bene: la prossima volta che siete ad Amsterdam, tra poffertjes e magic truffles, andate a visitarlo!

Le info: www.redlightsecrets.com

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