I racconti di Ohhh Saliamo in camera?

Un nuovo racconto, un’altra voce maschile. Da una storia piuttosto vera di Simone Martelli

Ci siamo trovati su un social, uno di quelli normali, niente app di dating, forse Facebook, non ricordo.
Mi ha subito attratto perché, oltre ad apparire in foto come una bellissima donna, era simpatica, solare, totalmente disinibita ma senza cadute di stile né eccessi.
Ho iniziato a metterle mi piace a ogni foto, poi qualche commento, cercando di non sembrare un morto di fame e di essere simpatico, o quanto meno non proprio scontato.

Sono fuori dall’hotel, all’uscita Valdarno dell’A1. C’è questo parcheggio enorme, praticamente vuoto. Sono le 11, è primavera e c’è il sole.
Non ce la faccio ad arrivare a casa tua, troppo lontano, troviamoci a metà strada”, mi ha scritto. Ed eccomi qui, seduto in macchina con lo sportello aperto e quasi mezz’ora d’anticipo.

Ripasso mentalmente il suo nome.
Lo so, lo so. È una brutta cosa ma questo è un periodo in cui incontro molte donne diverse, è una cosa sconveniente scambiare il nome di una per un’altra. Succedesse a me, mi cascherebbero le palle e le troverei verso Livorno, forse.
Poi la immagino: caschetto piuttosto corto, nero scuro. Carnagione bianchissima. Trucco importante, rossetto rosso fuoco.
Camicia da uomo aperta su un seno pieno e un reggiseno di gran classe, nero. Gonna stretta al ginocchio, décolleté con tacco molto alto.
Ha gusti precisi, richieste precise. Recupero dalla memoria delle chat e delle telefonate cosa vuole che le faccia, come si aspetta che mi muova.
Non è una ragazzina, ha almeno otto anni più di me, io ne ho più di quaranta, lei più di cinquanta.
Sorrido sotto la barba lunga e mi perdo in fantasie da adolescente.

Una piccola auto blu fa il suo ingresso nel parcheggio.
Esco dall’auto nemmeno fossi un pupazzo caricato a molla.
Mentre lei manovra per parcheggiare vicino a me, io chiudo velocemente la mia auto, sperando mentalmente che non mi cadano le chiavi in terra.
Cadono.
Le raccolgo e faccio scattare la chiusura.
La sua auto si ferma dietro di me, e spegne il motore.
Ho la bocca dello stomaco chiusa, la salivazione azzerata.
Faccio per girarmi mentre il suo sportello si apre.
Ciao, uomo affascinante.

Seduta compostamente in auto con la gonna tirata su a metà coscia, la camicia da uomo bianca, aperta a scoprire un seno splendido dentro un reggiseno di pizzo nero, rossetto rosso, mi sorride:
Allora, uomo affascinante, non me lo dai un bacio?

Mi avvicino e mi abbasso verso di lei, sorridendo. Mi bacia e mi investe, come a volermi mangiare la bocca, le sue mani già sotto la mia camicia azzurra.
Inizio a morderle le labbra mentre la palpeggio dentro la scollatura.
Poi la mordo sul collo mentre le infilo una mano tra le gambe, lei geme e mi apre i bottoni dei jeans con entrambe le mani.
Il mio cazzo preme contro i boxer, un mini tendone da circo nei pantaloni.

Mi libera con gesti veloci e sicuri, scoprendomelo completamente.
Mi tiro su, appoggio l’avambraccio al tetto della sua auto, e guardo in giù, faccio in tempo a vederla sorridermi mentre, continuando a guardarmi negli occhi, me lo prende tutto in bocca.
Gemo. Le sue mani mi stanno accarezzando e massaggiando le palle mentre continua imperterrita a muovere la testa avanti e indietro e a succhiarmi piano.
Poi con un’unghia inizia ad accarezzarmi intorno al buco del culo, e lungo il tragitto che lo separa dalle palle.
Io inizio a dondolare avanti e indietro.

Lei mugola e adesso il suo polpastrello è proprio sul mio buco.
Diventa quasi insostenibile, ogni fibra del mio corpo si tende al massimo dello spasmo, è quel momento di eccitazione massima che diventa vuoto, attesa dolorosa che poi sai cosa succede ma ancora non sta succedendo.

Esplodo.
Ringhio, forte e basso, mi mordo l’avambraccio per non urlare mentre il mio corpo si contrae in uno spasmo, mi tremano le gambe.
Vengo, potente e copioso.
Sbatto gli occhi, mi guardo intorno. Potremmo esser stati una porno attrazione ma non c’è nessuno.
Abbasso lo sguardo su di lei che si sta leccando le labbra. E con le mani mi ha già rimesso a posto i vestiti, chiuso dentro i jeans.

Mi sorride guardandomi con i suoi occhi verdi e mi chiede:
Saliamo in camera?

 

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