I racconti di Ohhh Senti, perché non porti una tua amica?

Quando le dissi “Perché non porti una tua amica? In tre ci divertiamo di più!” non pensavo che sarebbe finita così.
Non pensavo di trovarmi in questo stato, ecco. Non era esattamente questo che intendevo.
Lì per lì, pensavo che Anna mi avrebbe mandato a stendere, come tutte le altre prima di lei. Cioè, è vero che siamo gente adulta, vaccinata e piuttosto libertina, è vero che siamo friends with benefits, trombamici insomma, ma si sa che quella proposta lì, di solito, è uno spartiacque piuttosto netto. Invece lei, da lassù, ha sorriso e ha detto: “Fammici pensare. Però adesso fammi venire che tra mezz’ora devo tornare al lavoro”. E mi ha ricacciato la testa tra le sue cosce, aprendole ancora di più.

Poi mi ha mandato quell’sms.
“Stasera da te h 20. Ordina il sushi per tre. Porto un’amica. Ti piacerà”.
E io sono andato in totale fibrillazione. Per la gioia sono sceso, ho inforcato lo scooter e ho fatto il giro dell’isolato tre volte urlando come un pazzo le porcate che volevo fare. Tanto avevo su il casco.

Mi faccio la doccia, preparo tavola per tre, ordino il sushi e aspetto.
L’amica di Anna si chiama Daniela e quando entra mi stampa due baci sulle guance; mi sono sufficienti per indovinare una terza di seno, coppa C. Mi sento un uomo molto fortunato.

Beviamo del prosecco ma Anna non perde tempo: “Il sushi è in ritardo? Iniziamo con un aperitivo!” Mi fa sedere su una sedia, si china tra le mie gambe e senza troppi complimenti mi sbottona i pantaloni.

Daniela resta sul divano e ci guarda. Anna non ha nemmeno bisogno di impegnarsi molto: io sono già duro e lei è bravissima a baciarmi e accarezzarmi. Chiudo gli occhi e assaporo il calore della sua bocca e la stretta della sua mano. Anna sa come si tiene un uccello.
Quando li riapro Daniela non è più sul divano. È dietro di me. Mi bacia il collo, mi accarezza le spalle. Poi mi prende le mani con cui sto accarezzando la testa di Anna e le porta verso di sé, dietro le mie spalle. Il suo vestito sale, le accarezzo le gambe. Il mio uccello riempie la bocca di Anna che mi regala il suo sguardo adorabile, mentre fa colare la saliva sulla mia punta. Poi Daniela mi sfila la camicia e mi accarezza le braccia, dietro lo schienale della sedia.

E poi improvvisamente sento un rumore metallico e non posso più muovere le mani.
“Ma cosa cazz…?”
Anna molla l’uccello e mi tappa la bocca con un bacio mentre Daniela mi mette una benda sugli occhi.
“Adesso ascolta bene, signor Cazzo Duro Bendato,” – è la voce di Daniela – “vediamo di capirci al volo, ok? Quando Anna mi ha invitato le ho detto sì, ma alle mie condizioni, vero Anna? Quindi ora stattene lì tranquillo. Se fai il bravo e non urli, ti facciamo divertire, ma decidiamo noi cosa e come e quando. Invece se appena appena alzi la voce o vai in paranoia, ti tappo anche quella bella bocca che ti ritrovi, chiaro?”

Annuisco, non ho scelta. Anna mi accarezza le spalle, come per dirmi che va tutto bene.
Ecco, quando ho detto “porta un’amica dai” non era esattamente questo che immaginavo.
Cenano davanti a me che non le vedo, le sento mugolare mentre mangiano i piccoli bocconi di pesce crudo, chiacchierando degli affari loro come se io non ci fossi.
Ogni tanto mi imboccano col sushi. E mi ripuliscono premurosamente la bocca e il petto nudo dalla soia.

Mi stuzzicano. “Anna, vedi un po’ come sta il nostro amico Cazzo Bendato.” “Oh, Cazzo Bendato è sveglio ma qui sotto dorme. Posso svegliarlo?” e Anna me lo prende in mano continuando a chiacchierare con l’amica.
“Mi avvisi quando è pronto che ho voglia di scoparmelo?”
“No, dai secondo me è presto per scopartelo. Prima divertiamoci io e te.” “Mister Cazzo Bendato, indovina un po’ cosa stiamo facendo qui sul tavolo? Anna vuoi dirglielo tu? Però senza smettere di leccarmi la fica grazie.”

Le sento che lo fanno. Sul mio tavolo. Davanti a me. E io sono qui bendato. Sento nel silenzio i respiri, i movimenti. Sento il rumore delle dita nella carne, quando Anna viene accarezzata da Daniela. Accarezzata molto bene direi: sento Anna che viene, e il suo orgasmo dura tantissimo. Molto più che con me, cazzo. Ma forse sta fingendo, no? Forse non lo stanno nemmeno facendo e sono bravissime a farmi credere che.

Se mi hanno scopato, dite? Oh, certo sì. Senza mai farmi scendere da quella maledetta sedia, però. Un po’ per una.
Daniela ha detto che aveva bisogno di fare un po’ di GAG, gambe-addominali-glutei, e poco dopo me la sono trovata a cavalcioni della sedia. Mi ha ficcato due dita in bocca e mi ha chiesto di succhiarle; ci ha messo mezzo minuto a farmelo tornare duro.
Certo, era bello anche sentire le mani di Anna che mi accarezzavano la schiena, il collo e il petto. Era bello il seno di Daniela sul viso anche se, vi assicuro, in quella posizione lì – senza alcun controllo – non era mica facile baciarglielo. Anche perché questa Daniela mi ha scopato come una furia e poi – cazzo – ha smesso proprio mentre stavo per venire.
Ma non è che ha rallentato. No, lei si è sfilata completamente, di scatto, lasciandomi per qualche istante come un deficiente a scopare l’aria.
E ovviamente rideva. Ho riso anche io, un po’ per liberare la tensione, un po’ perché effettivamente negli ultimi minuti me la stavo godendo parecchio.

Vedendomi ridere Daniela mi ha rifilato un ceffone.
“Cosa cazzo ci trovi da ridere, esattamente?”
Ma prima che io potessi rispondere Anna me ne ha dato un altro. E da lì non ho più riso, né sorriso. Anzi ho avuto un filo di paura, mentre la faccia mi bruciava.

Ma Anna ha trovato il modo di rassicurarmi sussurrandomi all’orecchio “Ehi, tutto bene? Ti diverti vero? È un po’ pazza ma non è pericolosa, credimi”. Non so cosa ha fatto esattamente, immagino si sia chinata tra me e il tavolo, perché ho capito che mi dava le spalle, e il mio uccello ha trovato subito la strada dentro di lei. Daniela, dietro di me, mi accarezzava e mi sussurrava all’orecchio. Mi ha pizzicato i capezzoli così forte che mi è scappato un urlo. E lo schiaffo dopo l’urlo, ecco, mi ha fatto male.
“Signor Cazzo Bendato, non urlare. Dacci dentro piuttosto: non vorresti aiutarla a venire questa bella ragazza che ti sta scopando così bene? O deve fare tutto lei?”

Sento Anna ridacchiare, vorrei afferrarle i capelli come mi piace fare quando la prendo forte, ma ho le mani legate. Daniela continua: “Sapessi che spettacolo il suo sedere che si muove avanti e indietro. E il tuo attrezzo bagnato lì sotto quando esce e rientra…”
Le sue parole mi eccitano, ma forse eccitano di più Anna. La sento che inizia a toccarsi e nel giro di una ventina di spinte inizia a venire aggrappandosi forte al tavolo e spingendosi indietro, addosso a me, così forte da farmi quasi male alle palle.
Poi si sfila, si gira, mi prende la testa tra le mani e mi regala un bacio lunghissimo e umidissimo.

“Non male Cazzo Bendato, sei stato bravo” dice Daniela alle sue spalle. “Forse ti meriti di godere anche tu ora, no?”
Mi guardo bene dal proferire parola ma il mio sorriso la dice tutta.
È proprio Daniela che si inginocchia e me lo prende in bocca. Ci sa fare, dovevo presumerlo. Sa tenerlo forte nella mano mentre lo ingoia. Sento lo sguardo di Anna su di me. Sento il rumore dell’accendino. Anna sta già fumando. Ho più voglia di venire o di fumarne una anche io? Direi di fare le cose con ordine.

Mentre Daniela aumenta il ritmo con la mano e le parole – “Dai su, Cazzo Bendato, fammi vedere come schizzi…” – sento un suono che non conosco. È il suo cellulare.
“Anna, guarda chi è. Passamelo solo se c’è scritto Mister Fantasy.” E Anna glielo passa.

Lei rallenta il ritmo con la mano, e con una voce stupendamente morbida risponde.
“Wow Mister, pensavo proprio a te, che fai di bello?” – risata maschile dall’altra parte – “Io mi sto divertendo un sacco. Sono con un’amica e un amico, che fai, ci raggiungi?”

Mi molla il cazzo, si alza per parlare con lui, sento la sua voce da lontano, ora deve essere in corridoio.
Torna dopo un minuto.
La sento prendere la borsa e gettare qualcosa ad Anna, forse il cappotto. “Dai Anna, andiamo che ti presento Mr Fantasy”
“Ma… e lui?”
“Lui ci aspetta qui, vero Signor Cazzo Bendato?” E mi stampa un bacio casto sulla fronte.
Io inizio a protestare ma Daniela mi imbavaglia per bene. Mugolo, mi agito ma è inutile. Le voci e le risatine complici mi arrivano da vicino alla porta d’ingresso, ora.
Sento passi veloci che tornano da me, poi la voce di Anna nell’orecchio – poco più di un sussurro – mi dice di stare tranquillo, che lei appena può torna. Mi bacia con frettolosa dolcezza e scompare.

La porta si chiude. Il cazzo, spossato, pulsa ancora cercando la bocca e la mano di Daniela. Poi si addormenta crollando di lato sulla coscia, sgocciolando in silenzio.
Resto solo. Non capisco se sono più felice, preoccupato o eccitato.
Non era esattamente questo che intendevo, quando le proposi di farlo in tre con un’amica.
Ma non posso certo dire di essermi annoiato.

 

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