Sex+ Sex-positivity. Perché l'erotismo è buono, e ne abbiamo bisogno*

Ed ecco Roberta, autrice di “Sesso, droghe e macarons”. L’avevo intervistata poco tempo fa, in occasione dell’uscita del suo nuovo libro. Parlando con lei, ci siamo rese conto che avevamo la stessa visione del sesso, solo che io non sapevo che potevamo chiamarla sex positivity. Ecco perché le ho chiesto di parlarne qui.

Per anni ho avuto in testa questa domanda. Non c’era storia, proprio non capivo. Come mai, mi chiedevo, nei romanzi erotici, nei film che raccontavano la passione carnale, e persino nelle canzoni con intenzioni sensuali, l’erotismo era sempre dipinto a tinte fosche?

Come mai, le passioni erano sempre bollenti, tendenzialmente torbide, quasi sempre proibite, e comunque trasgressive, quando non viziose e depravate? E perché, dopo il godimento c’era sempre la punizione catartica finale, inevitabile come l’anticipo INPS?

Le attrazioni sono sempre fatali?

Perplessa, guardavo le varie Glenn Close (Attrazione fatale), Sharon Stone (Basic Instinct) o Demi Moore (Rivelazioni) trasformarsi da donne sessualmente irresistibili a variazioni sul tema della psicopatica. E sì, va bene, magari era anche colpa di Michael Douglas che non sapeva scegliere chi portarsi a letto, però, dai, c’è un limite a tutto.

E poi come la mettiamo con Kim Basinger, che dopo 9 settimane e mezzo di sperimentazioni erotiche arriva al disgusto delle pur non disprezzabili fattezze di Mikey Rourke pre-pugilato? E l’allegro epilogo di Ultimo tango a Parigi o di Ecco l’impero dei sensi, ne vogliam parlare? Persino il Rocky Horror Picture Show, persino lui, dopo 90 minuti abbondanti di apoteosi della libertà sessuale di ogni tipo, si incaglia nello stesso tristo finale (Richard O’Brien, se leggi qui: dimmi, perché?).

Per tacer di Shame – per cui non credo che perdonerò mai al regista Steve McQueen cotanto spreco di sensualità fassbenderiano – e delle Cinquanta sfumature di grigio che fonde direttamente sofferenza e piacere, così non perdiamo tempo, eh.

Ok, fermi tutti, è vero: ci sono anche passioni distruttive, o meglio, quelle in cui l’attrazione si mescola inscindibilmente a qualche tipo di incompatibilità e non si riesce a non farsi male, pur amandosi, pur desiderandosi.Ok pure che il dramma finale risolve anche la trama più intricata, dà uno scossone anche alla crisi creativa più ostinata (la mia unica spiegazione per il Rocky horror, peraltro).

Tuttavia questa associazione passione-follia, sebbene comoda per una buona dozzina di categorie di creativi, sebbene in grado di rendere eccitante persino la pubblicità di un deodorante per cassetti o di piedini per tostapane, ha creato un cliché rischioso. Alla fine di tutto, quello che è rimasto nell’inconscio collettivo è che il sesso sia pericoloso, problematico, disturbante. Insomma, nulla che renda giustizia alla forza fondamentalmente positiva e vitale dell’erotismo.

Per questo trovo bellissima la sex-positivity, un approccio di matrice anglosassone che deriva dalle teorie di Wilhelm Reich. È così nuovo, da queste parti, che non ha ancora una traduzione italiana.

L’erotismo è cosa buona e giusta

Dice una piccola cosa, tanto semplice quanto rivoluzionaria: che l’erotismo è cosa buona e giusta, che ci serve e ci fa bene, e che tutti dovremmo prendere consapevolezza di cosa realmente desideriamo e perseguirlo, per vivere una vita pienamente appagante. Perché una vita pienamente appagante è fatta anche di una sessualità pienamente appagante.

Buona notizia: da questo punto di vista l’erotismo smette di essere una corsia a scorrimento veloce verso la follia per diventare un’espressione profondamente creativa della persona, un po’ come il decoupage o la biscotteria, con l’unico svantaggio che non produce manufatti regalabili agli zii a Natale.

Non si tratta però di un incoraggiamento a non fare altro nella vita se non accoppiarsi, intendiamoci. L’approccio è qualitativo non quantitativo. Non ci sono gare da vincere o record da superare. Si tratta invece di cambiare prospettiva, di prendere coscienza che il modo in cui ci hanno abituato a pensare l’erotismo è solo una possibilità, né la migliore né la più sana, che si è cristallizzata come l’unica, ma che è appunto solo una delle tante combinazioni possibili, e che è importante (ri)conoscere qual è la nostra.

Le regole dell’approccio sex positive

L’approccio sex positive considera qualsiasi pratica lecita e sana, a patto di rispettare queste regole:

  1. Consenso entusiasta da parte di entrambi i partner o di tutte le persone coinvolte (esempio di consenso entusiasta: “Facciamo XY?” “Sì, sì, dai, facciamolo!”)
  2. Adeguate precauzioni contro malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate
  3. Rispetto della sessualità altrui e della propria
  4. Che tutti gli interessati siano consapevoli e padroni del proprio desiderio.

Con queste premesse non solo possiamo vivere una vita sessuale più appagante, ma anche lasciare la stessa libertà agli altri. E vivere meglio tutti.

Perché poi, ogni volta che giudichiamo in termini negativi la sessualità di una persona, stiamo in realtà ricordando al nostro subconscio che questo meccanismo di giudizio pende anche sulla nostra testa, e ogni volta siamo tutti un po’ meno liberi.

Conviene a tutti essere più sex positive. C’è parecchio da guadagnarci.

Peace & Love.

dino_sesso_droghe_macarons

*L’erotismo è buono e ne abbiamo bisogno è la frase di Mia Emberg con cui ho chiuso il mio romanzo “Sesso, droghe e macarons“, che sposa interamente la filosofia della sex-positivity.

 

Chiudi e non ti scoccio più NEWSLETTER
Newsletter

5 € per te se ti iscrivi alla newsletter:







Dai, iscriviti subito!
ti sto iscrivendo alla newsletter...