SessuOhhhlogismi 9 Ti ano da morire

Carissime, carissimi,

siamo partiti dal limone, siamo passati per i preliminari, le posizioni dell’amore, la fellatio e il punto G. Abbiamo discusso di precocità e di routine all’interno dei ménage sessuali di lungo corso… e abbiamo ancora molti argomenti di conversazione da affrontare. E per inaugurare, senza indugi, il 2017 di SessuOhhhlogismi ho deciso di farmi coraggio e di affrontare un tema spinoso, controverso, che divide molto. Non sarà facile parlarne senza diventare trash, ma ci proverò. Sappiate che, comunque, non garantisco sul risultato finale.

Allora, veniamo a noi: questo benedetto SESSO ANALE.

Partiamo col dire che è vero che il sesso è come il cibo e che non si deve mangiare con gli occhi e che le cose bisogna provarle per capire se ci piacciono o meno. Ma diciamo pure che, così come se ti fa vomitare l’idea di mangiare le interiora non sei obbligato ad assaggiarle, nella stessa identica misura se proprio al solo pensiero d’essere profanato, il tuo ano si stringe in una morsa letale di terrore e angoscia, no, non sei obbligato a esplorare le gioie (e, se non fatto con perizia, i dispiaceri) che questa area anatomica può riservarti.

Sesso anale: sì, no, come?

L’atteggiamento nei confronti della suddetta pratica sessuale varia molto da soggetto a soggetto (e da cultura a cultura, da epoca a epoca) e divide il popolo in appassionati estimatori e contrariati detrattori. Ma, come in tutte le questioni di maggiore interesse nazionale, c’è anche una larga schiera di indecisi e, spesso, sono proprio quelli a fare la differenza, al momento del voto. Tra i critici più accaniti, che praticano fedelmente il negazionismo anale, considerando il retto un canale a senso unico, una one-way road dalla quale si esce ma nella quale non si entra, e i più disinibiti paladini dello Sfintere Libero, che considerano la sodomia un’attività conviviale da praticare alla prima occasione di intimità con uno sconosciuto, c’è un purgatorio di anime incerte, che s’approcciano saltuariamente alla pratica, sentendo che, in fondo, non hanno capito ancora con chiarezza quale sia la loro opinione in merito.

Ora, siccome non pretendiamo di convertire i puri, né di redimere i corrotti, è ovvio che con questo articolo ci rivolgiamo alle banderuole, a quelli che stanno un po’ di qua e un po’ di là, a quelli che sono curiosi ma hanno timore, a quelli che vorrebbero osare ma si trattengono perché, diciamo la verità, l’ano è un perno della nostra identità da quando veniamo al mondo, ma è pure oggetto di grande pudore. Parliamo a chi ha avuto qualche timida esperienza e non è rimasto convintissimo, o a chi ha voglia di approcciarsi alla pratica (c’è molta verginità anale, lì fuori) ma dubita di saperlo fare correttamente. Proviamo a capire insieme come si può vivere il sesso anale e serenamente (e in maniera indolore) e perché, eventualmente, vale la pena fare un tentativo.

1 – Sesso anale e… cacca

Mi spiace dirlo, ma è impossibile parlare di sesso anale senza parlare anche di lei, della cacca. Ciò perché, banalmente, se non siamo a posto con il nostro intestino (e decenni di pubblicità di Activia, o di Imodium, o del carbone naturale, ci dimostrano che solo una privilegiata élite può dirsi a posto con il proprio intestino), non è che uno sia serenissimo al pensiero che l’altro vada a frugare proprio lì.

Nelle guide al Sesso Anale Felice, per intenderci, dicono anche che non dovresti mangiare cibi lassativi o troppo ricchi di fibre, nelle ore immediatamente precedenti alla inculazione. Tipo se i formaggi ti fanno quel gradevole effetto da colite furiosa, ecco forse non è il momento giusto per mettere alla prova il tuo B-Side. Viceversa, se quando caghi, produci sculture di marmo travertino e ti esce pure il sangue, è più che comprensibile che ci sia una certa riluttanza all’uso ludico di un orifizio già abbastanza provato dall’espletamento dei fisiologici bisogni personali. Tanto più che noi donne proprio lo disconosciamo il nostro intestino, prima di cagare serenamente in un nuovo ambiente ci servono mesi, il fatto stesso di espellere sostanza organica non-nobile dal nostro organismo pare mettere in discussione la nostra angelica femminilità.

Insomma, bisogna averci la serenità dentro. Dentro l’intestino. Altrimenti ‘nsepofà. In questi casi il percorso verso la sodomia è lungo, e impervio, e parte con un bel ciclo di fermenti lattici.

2 – Questione di igiene

Una volta che l’intestino è più o meno a posto, c’è l’altro fondamentale tema: l’IGIENE. E quando diciamo igiene, non ci riferiamo soltanto al superficiale lavaggio esterno del buchetto quando fai il bidè, ma a qualche accorgimento più approfondito (capiscimi a me) che è consigliabile adottare.

Fonti attendibili (un’equipe di amici gay felicemente passivi) consigliano di usare la tecnica scientificamente detta Dicitongul (prendi il più coraggioso dei 10 e lo mandi in avanscoperta, a esplorare il canale, a capire com’è la situa da quelle parti, vedi se provochi una reazione o se c’è dell’immobilismo; pulisci, lavi, asciughi, riprovi e procedi verso il peccato libero da ogni turbamento).

In alternativa c’è il cosiddetto “Anal Shower“. Detto anche Enema. Insomma raga, un clistere. Fatto anche in casa, con la sola acqua calda. Pare faccia anche molto bene. Certo, tutta questa preparazione sembra più appropriata per una colonscopia che per una godibile sessione sessuale, tuttavia è una prassi propedeutica che gli esperti consigliano per vivere l’atto nella massima armonia (in fondo è più o meno come quando ci facciamo la lavanda vaginale, diciamo).

3 – Lubrificare, lubrificare!

Terzo punto, altrettanto imprescindibile: il LUBRIFICANTE. Esso non è un optional. Gli uomini eterosessuali sono, ‘nsesà perché, convinti che con il potere della prestidirigirizzazione possano aprirci le chiappe come Mosé aprì le acque. Alcuni pensano d’averci la saliva miracolosa, che con uno sputo dall’alto (e una mira di certo discutibile) abbiano risolto il problema.
No, gioie.
Il lubrificante serve. È tassativo. Se ne deve mettere un po’ sul comandante in carica, e un po’ sul suo target. Altrimenti non avremo un missile intelligente, altrimenti rischieremo di farci male, e il fatto che in inglese per indicare una situazione o una persona molto sgradevole si dica “pain in the ass“, non è un caso. Se non avete un lubrificante propriamente detto (e dove vivete, se non ce l’avete nel cassetto del comodino, io non lo so), potete arrangiare con sostanze domestiche, Marlon Brando in Ultimo Tango a Parigi docet. Evitate il sapone che – riferiscono gli esperti – stimola la peristalsi. Però insomma, ci siamo capiti. Non è un dettaglio che potete trascurare.

4 – Daje coi preliminari

Il quarto punto non è obbligatorio ma è consigliabile, ed è il PRELIMINARE, il riscaldamento, lo stretching, tutte cose che un buon allenatore farebbe fare ai campioni che vuole mandare in campo. Intendiamoci, nella vagina noi c’abbiamo – salvo patologie o tragica mancanza di trasporto per il partner – la lubrificazione spontanea. Ciononostante, spesso, la strada viene – come dire – spianata con dei piacevoli accorgimenti manuali, che fanno alla nostra virtù ciò che gli antipasti fanno al nostro stomaco prima di pranzo (e se non si vuole procedere con le falangi, esistono numerosi toys indicati per lo scopo). Oppure con del provvidenziale cunnilingus [qui la mia guida] che, al di là della pratica in sé, permette di esprimere desiderio, attrazione, accettazione, passione e una serie di altre robe che – quando siamo a letto con qualcuno – si rivelano sempre potenti alleate della libido. Ecco, esiste anche la versione per Mr. Anus e si chiama Aniilingus (rimming, in inglese) ed è esattamente ciò che pensate.

5 – il Kanasutra

L’ultimo punto serve ad aprire un margine di riflessione, e cioè: così come nella penetrazione vaginale ci sono POSIZIONI alle quali siamo più sensibili (quando lo sentiamo un sacco, addirittura “troppo”, che diciamo “piano, fai piano”) e altre alle quali lo siamo meno (quando ripassiamo l’agenda della settimana prossima, mentre lui è lì che fa il suo andirivieni tra le nostre cosce), anche nella penetrazione anale ci sono diverse opzioni.

  • Da dietro, la più associata alla pratica in questione nell’immaginario collettivo, non è detto che sia la migliore per voi.
  • Esiste anche un’opzione frontale, una sorta di missionaria con le gambette un po’ più sollevate, che – riferiscono sempre gli esperti – consente un transito più agevole del membro nella cavità.
  • Oppure ancora, esiste una specie di smorzacandela, in cui lui sta sotto e tu tu sei completamente padrona di come-quanto-quando, gestendo tu, in altri termini, la penetrazione.

Sì, però, ma…

Voi direte: ma noi donne che c’abbiamo la santa vagina, che è progettata già per quello scopo, ma per quale maledetta ragione dovremmo prenderci tutto questo sbattimento? Per compiacere gli uomini che hanno il feticcio del culo? (No, certamente no, perché nel sesso sano il compiacimento deve essere reciproco).

La risposta è che nessuno è obbligato, naturalmente, a far nulla… ma chi è curioso – con un po’ di accorgimenti furbi – può provare e scoprire che l’esperienza è molto piacevole e che il sesso anale chiama in causa emozioni e sensazioni diverse, rispetto alle altre parti della nostra sessualità. Che ha una componente più trasgressiva, probabilmente più “esclusiva” (non che sia legge, è ovvio, non è che venga concesso solo per amore profondo, il sacro sfintere) e proibita. Con un coinvolgimento cerebrale assai forte, che viene sollecitato in maniera più diretta e più sfacciata che con altri, più tradizionalisti, metodi.

E che, anche fisicamente, quella perineale è una zona ricca di terminazioni nervose, quindi potenzialmente in grado di dare molto piacere.

E certo, a uno può piacere tantissimo la parmigiana di melanzane e può non avere bisogno di altro.
Ma magari, se assaggia il gateau di patate, je piace pure quello.
E alla fine, nel cibo come nel sesso, se si può, variare è bello.
L’importante è rispettare sempre i gusti propri e del partner.
E, ovviamente, se non si è una coppia fissa, proteggersi, sempre.

 

Nelle precedenti puntate di SessOhhhlogismi:

  1. Le 10 tipologie di limone
  2. Guida base ai preliminari
  3. La sublime arte dell’irrumazione
  4. 10 consigli per degustare il tubero
  5. Questioni di precocità
  6. Le posizioni dell’amore
  7. La politica del Punto G
  8. No alla routine nel sesso.

E con questa io vi saluto e vi rimando alla prossima puntata, nella quale concluderemo la dissertazione anale parlando di altro SCOTTANTISSIMO tema! Ma non anticipo nulla di più!

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