I racconti di Ohhh Ufficialmente etero

Guardo la vostra foto, inviata al termine del pomeriggio, come da nostri accordi.
Le teste sul cuscino, una accanto all’altra. Donatella coi ricci che le ricadono sul viso. Le labbra lucide e un poco gonfie di Sonia. Due meravigliosi sorrisi, pieni di divertimento, ebbrezza, complicità assoluta.

Non vi sareste mai incontrate senza di me. Abitate in due città diverse. Abitate in due mondi diversi. Una con figli e l’altra senza. Una divorziata e l’altra fidanzata. Una senza laurea e l’altra che ne ha due.
Entrambe ufficialmente etero, ma molto curiose.
Unico punto in comune fra di voi, nell’intero universo: io.
Io che ho raccolto i vostri desideri e le vostre confidenze. Di Sonia davanti a una birra, alla fine di una serata di pressanti ma impotenti corteggiamenti e giochi – ahimè solo – di parole. Di Donatella dentro a un letto, più e più volte, con o senza parole, giocando molto sul serio a cercare il piacere, fermarlo, aspettarlo, scaricarlo, ripartire.

Quando Sonia mi ha confessato la sua fantasia, ha disegnato il ritratto perfetto di Donatella. Alta ma morbida, decisa ma fragile. Im pertinente, audace, con uno sguardo capace di fondere il metallo. La proposta a Sonia è venuta da sé: “Io conosco la persona che vedi in questa fantasia. Ti assicuro che esiste ed è proprio così come la immagini. Io ti aiuto a realizzare la tua fantasia. E il mio premio sei tu: prenderti”.
Sonia ha riso forte. C’è voluta un’altra birra e un’altra mezz’ora per spiegarle che dicevo sul serio.
Alla fine ha spento l’ultima sigaretta, mi ha teso la mano e ha detto “Va bene, mi hai convinto. Ci sto.”
Abbiamo spiegato al barman che lui era il testimone di quel nostro patto. Non siamo scesi nei dettagli, ovviamente. Ha capito solo che c’era del sesso in ballo. Tanto – abbiamo pensato entrambi – chi ci tornerà mai più in quel bar sul lungomare di Sestri Levante?

Parlarne con Donatella non è stato difficile. È bastato aspettare il momento giusto: quando Donatella è tra le mie mani, quando la mia testa è tra le sue cosce e la invito a parlarmi e mi godo la sua voce che si rompe al ritmo della mia lingua. Quando con le dita e la lingua arrivo a cinque secondi dal farla venire e poi mi fermo. Le parlo un poco mentre lei mi insulta e mi supplica. E poi ricomincio, paziente – morbido con la lingua e deciso con le dita – a lavorarle la fica e la porto a 3 secondi dall’orgasmo. E lì mi fermo. E via dicendo. Convincere Donatella, dicevo, non è stato difficile. Lei ama esplorare, scoprire, e da ragazza un paio di storie con delle ragazze le ha avute.

Nel tempo che ha preceduto il loro incontro, ho scritto ogni giorno all’una e all’altra. Ho alimentato la curiosità dell’una e soddisfatto quella dell’altra. Ho parlato a Sonia degli occhi di Donatella, dei suoi denti perfetti, delle sue labbra da mordere e del modo meraviglioso e unico con cui si accarezza, a gambe spalancate davanti al mio viso.
A Donatella ho detto la verità. Che Sonia è un portento, che recita Dante e Baudelaire a memoria, che beve come un nostromo, che è capace di sentire i pensieri della persona che ha di fronte. Che ha un corpo da trentenne e un’energia da ventenne. A letto non lo so, ecco, proprio non lo so.
Non ancora.

Ho deciso la città e il luogo del loro incontro. Una mostra d’arte. Ho prenotato una stanza per loro nell’albergo al di là della piazza. Ho deciso il dresscode e i segnali. Sonia in nero, con ampi cerchi metallici alle orecchie. Donatella in jeans e camicetta a fiori, in mano il libro Les Fleurs du mal.

Appena mi hanno mandato ciascuna l’sms in cui dicevano che si erano riconosciute e si stavano studiando in silenzio, sono andato al parco a leggermi un libro. Erano le 15. La loro foto è arrivata alle 18. Posso immaginare tutto quello che è accaduto in quella stanza, ma non sarà mai così bello come sentirlo raccontare da loro.

Ore 18.10
Sms di Sonia
“E comunque non te la do. Ormai sono pazza di lei. Addio e grazie di tutto. :-)”

Ore 18.11
Sms di Donatella
“Avevi ragione: è completamente pazza e questa cosa mi ha fatto strabene. Ah, ha detto che non te la darà mai. :-)”

Chiudo il libro. Penso al barista di Sestri Levante, testimone – ma ignaro – del nostro patto.
Ma, in fondo, trovo che sia già tutto bellissimo così.

 

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